andrea d'ottavio nomadismo Digitale intervista

Nomadismo Digitale. Il futuro o già passato? Quanto cambia la vita? È ancora praticabile nel mondo della pandemia? Vi avevamo già parlato del nomadismo digitale in questo articolo ma oggi andremo ad intervistare il CEO dei nomadi digitali (o come li definisce lui, i location independent!).

Ceo di Webing e fondatore di Webing Academy, Andrea D’ottavio non è semplicemente un nomade digitale. Con il suo profilo Instagram che conta 24 mila followers ha collaborato con brand del calibro di  Ferrari, Alitalia, Discovery, Hyundai, Meridiana, Euronics, Maggiore, Pepe Jeans London, Tommy Hilfiger, Wonderbra, Abbvie, Microsoft, Clinique.

Vive a Londra ma lo puoi incontrare spesso a Milano, Bali, Singapore, Roma e New York, o in qualsiasi posto in cui si respiri libertà.

Ma andiamo subito all’intervista!

Nomadismo Digitale: quanto cambia la vita?

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Nomadismo digitale. A me non piace chiamarlo così. è limitante. A me piace chiamarlo Location Independent. Un nome che rispecchia la filosofia principale: non essere dipendenti da un luogo ma poter vivere e poter svolgere la propria attività ovunque. Il che è possibile anche non essendo nomadi digitali.

Tornando a noi.

La vita di cambia enormemente. Diventi cittadino del mondo. Spesso però non si vive cambiando costantemente nazione. Esistono professionisti che si definiscono Location Independent anche svolgendo la propria attività da un Paese solo.

Questo è il mio caso.

Nonostante mi definisca il Vagabond CEO non sono continuamente in viaggio. Tra poco compio 50 anni e ho una famiglia. È uno scenario completamente diverso. Non solo tu devi poter essere location independent, lo deve essere anche la tua partner e i tuoi figli.

Quali sono i miti da sfatare sul mondo del Nomadismo Digitale?

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Il più grande mito da sfatare è l’acquisire la libertà smisurata. Anche essendo libero da aziende e luoghi da cui dipendere, la libertà può essere un peso difficile da gestire.

Spesso è più facile avere qualcuno che ti scandisca la vita piuttosto che gestire la propria libertà.

Questo è il grande mito da sfatare sul nomadismo digitale.

Un’altra falsa credenza è la percezione che le persone hanno dei location independent. È facile mostrare una vita pazzesca in luoghi paradisiaci. Non è tutto rosa e fiori. Molti trascurano lo sforzo che si fa per entrare nella cultura locale e vivere la società in cui ti integri.

Alcuni tentano di farlo con sacrifici, altri non lo fanno trovandosi il proprio gruppetto di nomadi.

Quali sono le migliori destinazioni per un location independent?

Le migliori destinazioni nomadismo digitale &love

Balì è sicuramente una meta frequentata come la Thailandia.

Altri posti che si prestano sono:

  • Portogallo
  • Sud America
  • Portogallo
  • Canarie
  • Montenegro
  • Estonia

Tipicamente quello che attrae è il costo della vita sostenibile. Anche la bellezza del posto e l’ambiente internazionale sono elementi favoreli.

Quali consigli daresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere questo percorso?

Consigli per un giovane nomade digitale &love

Iniziate.

Prendetevi un anno e andate. Scegliete un posto e partite.

Anche senza un chiaro programma in mente, quello viene strada facendo.  Un giovane ha bisogno di vedere qualche altra realtà, conoscere altra gente con esprienze completamente diverse per togliersi i self limiting beliefs. Inizierete a scoprire anche cose che prima non avreste mai pensato di amare.

Quando inizi a conoscere persone che ti raccontano esperienze completamente diverse dalla tua capisci i tuoi limiti e riesci a superarli.

Nomadismo Digitale e Coronavirus: cosa è cambiato?

Coronavirus cosa è cambiato nomadismo digitale &love

È diventato più difficile essere location independent. Oltre che ad essere diventato più difficile è diventato anche più costoso. Soprattutto se ti sposti con una famiglia.

Adesso devi sempre tenere conto delle norme che regolano gli spostamenti tra Paesi e anche all’interno del Paese stesso.

Esistono però dei porti franchi. Delle realtà come in Messico, Costa Rica, Indonesia dove  vivi una vita normale. Un micromondo senza covid.

La possibilità c’è. C’è bisogno della volontà di farlo.

Mondo post coronavirus. Esploderà il nomadismo o torneremo negli uffici?

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Adesso che il mondo ha apprezzato lo smart working, le persone hanno capito che la qualità della vita può aumentare se riduci il tempo che usi per spostarti a lavoro o per rimanere nelle quattro mura dell’ufficio.

Nel futuro il lavoro sarà più flessibile ma non sarà sregolato. Ci sono già dei segnali da parte di Google e Microsoft. Anche se inizialmente avevano dato la completa disponibilità a lavorare da remoto, hanno cominciato a richiamare i  loro dipendenti. Se vogliono completamente lavorare da remoto devono avere un motivo valido. altrimenti possono lavorare da casa solo 2 giorni a settimana.

È chiaro che molte aziende seguiranno questo trend. Google è un’azienda data driven per questo genere di cose.

In ogni caso le persone pretenderanno di avere alcuni giorni in smartworking. Il mondo sta cambiando.

Qual è il tuo motto?

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Ne ho diversi.

Uno di quelli che preferisco dice: “When in doubt, fuck it”, quando sei in dubbio, “fallo”.

È importante non rinunciare alle cose. Bisogna cercare di fare ciò che ci va di fare, di ascoltare il nostro cuore. Non si può scegliere solo con la testa.

Un altro che mi piace molto è “A rolling stone gathers no moss”,  un sasso che rotola non accumula mai muschio.

Io non sto mai fermo. Non si deve stare fermi, altrimenti nasce il muschio!

 

 

 

 

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