ClubHouse riuscirà a superare la prova del tempo? È l’app del momento, la sua natura vocale e immediata l’ha resa celebre e virale negli ambienti di comunicazione digital e marketing, ma quanto la conosciamo?

Che cos’è ClubHouse?

Facciamo un veloce recap. Clubhouse è un social network americano fondato nell’aprile 2020 dall’imprenditore Paul Davison e dall’ingegnere di Google Rohan Seth.

Nel luglio scorso con soli 1.500 utenti, Clubhouse  riceve un investimento da 12 milioni di dollari e raggiunge una valutazione totale di 100 milioni di dollari.  A far la differenza non sono il numero degli iscritti ma il loro valore: il principale investitore è stato Andreessen Horowitz della Venture Capital, già investitore di Twitter, Facebook, Groupon, Coinbase e Airbnb.

Esclusivo per App Store, ClubHouse è basato solo sull’audio: niente foto, niente video e non è possibile neppure registrare i contenuti vocali proposti.

Ma cosa divide ClubHouse da un Podcast?

L’interazione avviene  solo mediante dei talk in diretta ed è impossibile registrarne il contenuto.

Il social è suddiviso in ‘stanze’ che assomigliano a dei congressi : ci sono temi di ogni natura, ci sono i moderatori, ci sono le persone invitate sul palco che hanno il diritto di prendere la parola e c’è il pubblico che può solo ascoltare o al limite, alzare la mano per salire sul palco per dire la propria.

Il social ha riscontrato un immediato successo negli USA grazie al suo sistema esclusivo: ogni profilo ha a disposizione due inviti da inviare per messaggio ai nuovi utenti.  E l’Italia?

L’Italia del Club

Da inizio gennaio, le richieste e la ricerca di inviti per ClubHouse non hanno fatto che aumentare esponenzialmente. Non è raro trovare in rete “bagarini” dell’app che vendono a cifre folli gli inviti esclusivi. Guru del marketing, studenti di comunicazione, influencer, VIP dello spettacolo, tutti vogliono far parte di questa rivoluzione digitale che sembra, per il momento, non volersi arrestare.

A favorire enormemente la crescita dell’app è il fattore esclusività come approfondito in questo articolo sulle teniche della persuasione di Robert Cialdini.

Grazie a ClubHouse si ha la sensazione di far parte di un vero e proprio club esclusivo nelle cui stanze non è difficile trovarsi a parlare con Marco Montemagno, Elon Musk o Fiorello e Salvatore Russo.

La Forza dell’audio

Al contrario di Facebook, ClubHouse sta gridando al mondo che non è un social per tutti. Se infatti il social di Zuckemberg si è affermato come piattaforma nazionalpopolare, ClubHouse sta cercando di affondare le sue radici in conversazioni di qualità. Le tematiche delle stanze sono le più disparate:

  • Arte
  • Filosofia
  • Marketing
  • Travel
  • Comedy
  • Finance

Luoghi dove gli esperti di settore possono passare liberamente ore ed ore a scambiare info, previsioni e punti di vista.

Un’altra sostanziale differenza si trova nella moderazione dei contenuti. Basta segnalazioni non ascoltate: ClubHouse offre la possibilità di invitare un moderatore che può dare o togliere la parola ai partecipanti.

Il Futuro di ClubHouse: tra incertezze e pericoli

Non è tutto oro quel che luccica (o che si sente). Esistono già dei punti interrogativi che la vasta community dell’app si sta ponendo. Se si va a spulciare la fitta pagina dedicata alla privacy è possibile leggere che ClubHouse non dà la possibilità agli utenti di registrare le sessioni ma la piattaforma stessa rimane sempre in ascolto registrando temporaneamente l’audio:

“Al solo scopo di supportare le indagini su eventuali abusi o violazioni di legge, registriamo temporaneamente l’audio in una stanza mentre la room è in diretta. Se un utente segnala una violazione, mentre la stanza è attiva, conserviamo l’audio allo scopo di indagare sulla segnalazione, quindi lo eliminiamo al termine dell’indagine. Se non viene segnalata alcuna violazione in una stanza, cancelliamo la registrazione audio temporanea al termine della stanza. L’audio da microfoni disattivati non viene mai acquisito e tutte le registrazioni audio temporanee vengono crittografate”.

Se la società ci dà queste rassicurazioni è altresì vera la loro dichiarazione di usare le voci registrate per migliorare gli algoritmi di intelligenza artificiale. Si parla già del petrolio vocale che fa gola alle multinazionali di Amazon e Google.

Il Marketing e l’audio: un’opportunità?

Quale sarà la strategia di Davison e Seth per iniziare a monetizzare la piattaforma ? Tutto dipenderà dal loro modello di business ma esistono già alcune previsioni che portano a pensare a ClubHouse come un luogo di pubblicità targettizzata o di modelli in stile Patreon dove mantenere un luogo safe e sano porterebbe un vantaggio.

Una cosa è certa: presto gli investitori vorranno vedere un ritorno economico e ClubHouse ha bisogno di un cambiamento repentino. A quel punto, avrà ancora senso parlare di esclusività?

Quality is King!

Club House è un social giovanissimo e giovanissimi sono anche i suoi contenuti che fino ad adesso hanno sorpreso e soddisfatto l’utenza composta da esperti di comunicazione. Ma sarà sempre così? Già in questi giorni l’hype per la piattaforma non è più quello di gennaio e se ClubHouse dovesse decidere di aprire le porte al grande pubblico quali saranno i risultati?

Come riusciremo ad apprezzare stanze dove si chiacchiera invece di discutere?

Queste sono le prime sfide che Davison e Seth dovranno affrontare per non essere cannibalizzati dal mercato.

Intanto noi utenti possiamo goderci tutte le novità che il mondo social ha da offrirci e sfruttarle per il nostro personal branding.

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